Contributo a La Biblioteca Cinetica (2025) [CC-BY-SA]


Imprendibili disarticolate dinamiche

di Valerio Bindi

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La Biblioteca Cinetica di Vicente Funes (2025)

La paura ha molti occhi, e vede le cose sottoterra, quanto quelle di lassù, del cielo
Cervantes

Una cosa che mi affascina nel discorso sul Fumetto è la sua imprendibilità. Metodi di elaborazione, stili e declinazioni geoculturali, elementi della progettazione, strutture narrative, formati, la specificità produttiva del fumetto: sono tutti elementi studiati, analizzati e discussi. Ci si è soffermati sui legami strutturali, su quelli formali (sia dal punto di vista del formato che del linguaggio iconico), abbiamo visto come si pone fra i media di massa e come ogni autore specializzi un proprio linguaggio. Il fumetto contiene tendenze, scuole e grammatiche molto diverse: è un mondo di casi di studio. Chi oggi scrive di fumetto lavora solo sulle sfumature di senso, si direbbe.
Ma in effetti c’è una sfocatura sempre presente nel fumetto, perché il campo che collega narrazione e immagini stampate permette ai suoi margini esplorazioni non previste: nuove forme rielaborano le tensioni che il fumetto mette in atto. Io sono molto legato al modo con cui Charles Hatfield (Alternative Comics: An Emerging Literature, University Press of Mississippi, 2005) si accosta al fumetto il fumetto. Hatfield la definisce come un’arte all’intersezione di diverse forme di tensione: l’interazione di immagine e testo scritto, dell’immagine singola verso l’immagine in serie, della sequenza verso la superficie (la messa in pagina, il layout dello spazio su cui si rappresenta il fumetto) e, infine, quella fra testo come esperienza e narrativa e testo come oggetto materiale, comprese dimensioni, forma, rilegatura, carta e stampa.
Io penso il Fumetto come un medium disarticolato, basato sulla tensione fra parti diverse che sono sempre disconnesse le une dalle altre, e che non si ricompongono. La relazione autore/fruitore è il momento critico di questo processo, una provvisoria ricostituzione di continuità, che passa attraverso elementi di materialità e attraverso la propria esperienza del corpo, inoltre questo insieme di relazioni dinamiche si svolge in un ambiente concreto. Una particolare forma che il fumetto prende, quella della fanzine, risolve questa tensione nella comunità cui fa riferimento. Abraham Diaz delle Ediciones ¡Joc-Doc! dal Messico dice: «Una zine è una piattaforma di espressione autonoma per la pubblicazione che permette la comunicazione con persone di ogni genere. È il produrle a mano che ti rende un editore di zine. Esiste oggi un pubblico più dedito all’arte che alla diffusione di informazioni, e cerca quello che manca in un libro, la sensazione della mano umana nella produzione».
La zine nasce in un’area di sottocultura, e scambia informazioni all’interno di questa. È difficile definirla come prodotto artigianale oppure come opera d’arte: resta al confine fra le due. Per avere un’idea più compiuta di questa forma dobbiamo avvalerci del concetto di autoproduzione, molto diverso da quello di autoedizione, in quanto racchiude al suo interno una serie di atti di appropriazione e condivisione di tecniche, saperi e spazi. Il processo di autoproduzione non si esaurisce nelle pratiche DIY (do it yourself), in quanto non agisce se non connesso in network e senza un meccanismo collettivo del fare, in cui l’autorialità si frammenta. Autoproduzione è una modalità che produce una forma di vita, con una sua irriducibilità e la necessità di propri spazi di comunicazione e scambio, mentre i metodi di autoedizione producono altre forme di merci, perfettamente inscrivibili nel mercato. Tutti questi caratteri si sviluppano a partire da uno spazio e dalle relazioni che si instaurano fra i diversi soggetti coinvolti.
Una delle attuali possibili trasformazioni del medium è al confine dei media digitali, o nello spazio virtuale online. Ci dobbiamo chiedere se e come sia possibile trasferire queste relazioni che i meccanismi dell’autoproduzione determinano, come si costituisca in rete uno spazio dove possano agire queste dinamiche tra spettatore e autore. Diverse forme del webcomic si impiantano sul meccanismo a volte quotidiano, o ad altra scadenza temporale fissa, tipico del blog. Si costituisce un rapporto diretto tra chi produce e chi usufruisce del fumetto e proprio il ritmo della pubblicazione costruisce una relazione molto forte: si pensi in Italia al caso di Zerocalcare, che ha costruito queste relazioni prima attraverso le sue partecipazioni al festival indipendente Crack! e poi proprio nella continuità narrativa del suo sito online. Esiste anche la possibilità di favorire questo scambio con strumenti cooperativi, pensiamo alla ShortBox Comics Fair di Zainab Akthar, una piattaforma che per un mese condivide contenuti inediti (minimo 16 pagine, autore unico, nessun uso di Ai permesso): i file possono essere scaricati a pagamento e durante il mese del festival i diritti relativi vengono ripartiti fra organizzazione e autore (cui va il 91% della fee). Questo meccanismo crea rete fra progetti differenti e convoglia il pubblico del singolo autore verso nuovi progetti, con un effetto simile a quanto avviene negli incontri di microeditoria.
Ci sono e ci saranno zone di trasformazione anche negli spazi virtuali, ma devono sempre essere convertite in esperienze sensibili. L’elemento che caratterizza lo scambio sensoriale e percettivo del fumetto è quello concreto della materialità del supporto, che rende la reciprocità possibile. Se non si trasforma in oggetto ed esperienza reale il fumetto perde un importante frammento che determina lo scambio, quel passare di mano in mano della fanzine, ma anche quello strumento che trasferisce una esperienza sensoriale dell’autore in una del fruitore. Senza andare mano nella mano sottoterra, sentendo paura assieme, questa antica magia non pervade la nostra immaginazione.