{"id":730,"date":"2021-01-27T17:12:14","date_gmt":"2021-01-27T16:12:14","guid":{"rendered":"https:\/\/fortepressa.net\/?page_id=730"},"modified":"2021-02-09T00:08:36","modified_gmt":"2021-02-08T23:08:36","slug":"detonazione-2020-cc-by-sa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/detonazione-2020-cc-by-sa\/","title":{"rendered":"Contributo a Detonazione (2020) [CC-BY-SA]"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"eplus-NDhvvz wp-block-heading\">autore: Valerio Bindi<\/h6>\n\n\n\n<p class=\"eplus-A99XZr wp-block-paragraph\">Testo rilasciato in <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-sa\/4.0\/\">CREATIVE COMMONS [BY SA]<\/a> e liberamente scaricabile. Ogni donazione all\u2019associazione La Bagarre con cui organizzo molteplici attivit\u00e0 \u00e8 benvenuta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large eplus-mGY9Pc\"><a href=\"https:\/\/www.paypal.com\/cgi-bin\/webscr?cmd=_s-xclick&amp;hosted_button_id=T2Y3UKWDG46KJ\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"173\" height=\"38\" src=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2017\/11\/donazione.png\" alt=\"donate\" class=\"wp-image-260\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large eplus-qeh1l9\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"949\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/01\/manif-grfreb-949x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-733\" srcset=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/01\/manif-grfreb-949x1024.jpg 949w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/01\/manif-grfreb-278x300.jpg 278w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/01\/manif-grfreb-768x829.jpg 768w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/01\/manif-grfreb.jpg 1140w\" sizes=\"auto, (max-width: 949px) 100vw, 949px\" \/><figcaption>collage di vignette dei Graforibelli<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-right eplus-X23oJL is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Non c&#8217;\u00e8 gusto in Italia ad essere intelligenti <\/p><p>(Freak Antoni)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<h2 class=\"eplus-T2Q0Dz wp-block-heading\">NON C&#8217;\u00c8 GUSTO IN ITALIA AD ESSERE INTELLIGENTI<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"eplus-tzt0oC wp-block-paragraph\">Roma, 27 dicembre 1989: una pantera attraversa il raccordo anulare e svanisce. Esplode poco dopo, nel 1990, un movimento caratterizzato da una critica alla societ\u00e0 dell\u2019informazione, alla privatizzazione della formazione e, pi\u00f9 in generale, della gestione della cultura. Si propaga occupando una facolt\u00e0 dopo l\u2019altra, spedendo fotocopie e fax invece che mail e tweet; aprendo una multimediale produzione di cultura radicale che sar\u00e0 poi la stagione degli anni novanta dei centri sociali e della rete globale. Prefigura gli scenari di guerra dei media che si sarebbero presentati di l\u00ec a poco. Dalle citt\u00e0 universitarie ai territori della metropoli, questo movimento apparentemente scompare come la pantera. In realt\u00e0 \u00e8 l\u2019inizio del trasversale movimento dei movimenti diretto a percorrere i novanta e destinato ad affrontare finalmente la repressione pi\u00f9 dura durante il G8 del 2001 a Genova. Anche nella Facolt\u00e0 di Architettura Occupata di Valle Giulia partono fogli via fax, ma sono centinaia di vignette: i messaggi al movimento de i Graforibelli, ironici testimoni di una trasformazione pi\u00f9 grande di loro. Le vignette partivano a raffica, riprodotte dai toner esausti delle facolt\u00e0 o stampate a bassa risoluzione dalle vecchie e ombrose macchine dei fax. Sono state un potente fenomeno virale che ha veicolato i temi del movimento e i suoi linguaggi e sono state riprese in tempo reale dai principali media, costruendo un vero e proprio canale politico e indipendente di comunicazione.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"eplus-qbe2BO wp-block-heading\">CONTRACT ON THE WORLD LOVE JAM<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"eplus-cub8Gg wp-block-paragraph\">\u00c8 stato un fatto nuovo e importante: la produzione di cultura della pantera (video\/scrittura\/disegno) e tutto il lavoro fatto sulla comunicazione e il linguaggio diventano non una espressione organica di contenuti politici tradotti in altre forme, ma proprio un lavoro indipendente creativo (e antagonista) che esprime in s\u00e9 il movimento. Ecco le aree tematiche di questa produzione grafica: il rapporto verso l\u2019interno del movimento, il rapporto con la politica, il rapporto con le strutture del potere universitarie, il rapporto con la citt\u00e0. Queste vignette non appartengono al mondo della satira, sono invece una forma di autobiografia collettiva che precede il <em>comic journalism<\/em> e la <em>graphic novel<\/em>. Nei Graforibelli era vietata la caricatura dei politici, era vietato il culto della personalit\u00e0 che la caricatura esprimeva ed esprime, l\u2019idea stessa del potere che attraverso la caricatura si diffonde. Il personaggio di maggior successo che ho mai disegnato era l\u2019<em>Occupazzo<\/em> un antropomorfo flippato con il naso a punta inventato la notte prima dell\u2019occupazione in una riunione fatta a lettere, un personaggio che tutti si stampavano su magliette e borse di carta (non esistevano le <em>tote-bag<\/em>) e di cui facemmo tutta una serie di storie che per\u00f2 nemmeno furono troppo diffuse, sempre cercando di sfuggire a qualsiasi forma di caratterizzazione\/personalizzazione. Era chiaro che per restare in movimento non era possibile fermarsi, farsi rappresentare da qualunque cosa che fosse ripetizione. E quindi via anche l\u2019Occupazzo e pace all\u2019anima sua.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"eplus-DcvYr5 wp-block-heading\">DON\u2019T BELIEVE THE HYPE<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"eplus-Bmlz6K wp-block-paragraph\">Il movimento della pantera era essenzialmente un movimento di critica al linguaggio dei media. Era obiezione alla privatizzazione che gentrifica gli spazi della costruzione di cultura di pensiero e di alternativa per il futuro. Non avrebbe avuto senso personalizzare l\u2019attacco che invece andava portato in termini di linguaggio e di critica dell\u2019informazione. La smaterializzazione del nemico che negli anni settanta era stato fortemente individualizzato era un passo verso una nuova forma di narrazione politica, che stava costruendo un movimento che negli anni novanta si stacca da molti dei metodi degli anni precedenti. La terra di nessuno degli anni ottanta dove eravamo cresciuti era stata una carica di immaginario incredibile, una prefigurazione a tutti i livelli delle potenzialit\u00e0 che ci saremmo trovati a maneggiare di l\u00ec a poco. Quando si scavalca il crinale e si entra nei novanta la nostra generazione che aveva appena sfiorato il settantasette ed era affondata nelle sperimentazioni clandestine, e molto luccicanti, degli ottanta si trova ad avere voce e soprattutto pieno potere: potere nel manipolare le tecnologie i media e i nuovi linguaggi, plasmandoli prima di ogni altro. Usando tecnologia a basso costo come una zappa dal punto di vista della dirompenza, ma con competenza dello strumento, il movimento si conforma con forza e specificit\u00e0 incredibili per tutta la prima met\u00e0 degli anni novanta. Abituati a guardare dove non guardava nessuno abbiamo continuato a cercare in luoghi imprevedibili e ci siamo distratti dal detenere quel potere. Non lo abbiamo voluto prendere. Abbiamo scelto una strada laterale che faceva delle periferie il bastione impenetrabile di uno scenario culturale tutto da progettare. Come rinunciare a questa avventura.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"eplus-qdAH2K wp-block-heading\">PARTY FOR YOUR RIGHT TO FIGHT<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"eplus-pEJLfX wp-block-paragraph\">Poi per capire il novanta bisogna entrare anche nella dimensione della festa. Il movimento era un party continuo e ad Architettura la festa era nel mezzo di Villa Borghese di Valle Giulia. Insomma era un continuo andare e venire di gente di musica. Non c\u2019era tempo per dormire per ragionare sulle cose che si facevano, mentre si discuteva tantissimo in assemblee interminabili in cui il maggiore impegno era espellere i gruppetti legati alle strutture di partito comunisti socialisti e via dicendo. Questo della festa era un passo obbligato, la vera caratterizzazione dei novanta dove in tutte le forme possibili, dal rave all\u2019attacco psichico, dalla performance al festival, la festa si riversava nel fatto politico, era la configurazione stessa della politica. Per questo il G8 di Genova fu duro, fu la fine della festa. A Roma comunque ogni sera durante la Pantera non c\u2019era altro da fare che andare in qualche facolt\u00e0 a dove sicuro c\u2019era qualche festa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"eplus-nXVpd6 wp-block-heading\">LEAVE THIS OFF YOUR FU*KIN CHARTS<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"eplus-Un8xO8 wp-block-paragraph\">Torniamo ai Graforibelli assediati dai media in quei mesi insonni che, postindustriali e neo autistici, rifiutarono di partecipare a diverse comparsate televisive, a molti progetti strampalati e a diverse altre avventure narcisiste. Nonostante le affettuose previsioni dell\u2019amato Vincino che vedeva una conquista graforibelle dello spazio della carta stampata (tutti i giornali ripubblicavano le vignette, dai vari canali televisivi a <em>Repubblica<\/em> chiunque voleva queste vignette e se non ce l\u2019aveva beh, le copiava). I Grafi parteciparono alla fondazione di un giornale satirico <em>il luned\u00ec de la repubblica<\/em> con Sparagna e Scozzari (<em>Frigidaire, Il Male<\/em>). Testata che Sparagna registr\u00f2 e rivendette a <em>la Repubblica<\/em> quando il giornale decise di uscire appunto anche il luned\u00ec. Fu preparato il falso del <em>Satyricon<\/em>, che era l\u2019inserto di <em>Repubblica<\/em> di satira, senza calcolare che per\u00f2 il duo di editori decideva come pubblicare le cose senza discussioni o condivisioni. E quindi riscriveva cancellava squartava e ridisponeva come credeva le cose nel giornale, insomma quello che era pensato come un falso giornale satirico che criticava la satira addomesticata dal quotidiano, divent\u00f2 una serie di vignette contro altri autori di satira, che non mancarono di vendicarsi visto il potere che avevano nel mondo di carta dove stavano loro. Fecero uscire un articolo su <em>Cuore<\/em> dove dicevano che i GRFREB erano dei venduti persone che miravano soltanto ad entrare nella satira per diventare ricchissimi lavorando con la satira. Ah-ah. Mentre i vari soldi del libro che avevamo fatto a fine occupazione (<em>Grafotoribelli<\/em>, Roma 1990, presto scomparso da ogni scaffale) erano stati diligentemente versati nella cassa processi senza tenere una lira, nemmeno per produzioni future. Il passo obbligato fu quello di tagliare ulteriormente i ponti con tutto il mondo dei media e passare alla clandestinit\u00e0 della comunicazione scegliendo murales graffiti autoproduzioni e installazioni con materiali di scarto come campo di lavoro. Ai tempi su queste cose non lavorava quasi nessuno e non erano certo al centro degli occhi dei media.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"eplus-sXsma9 wp-block-heading\">YO! BUM RUSH THE SHOW<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"eplus-vgZ23f wp-block-paragraph\">Quindi sciogliemmo i Graforibelli e cominciammo con altre persone a farci chiamare <em>Sciatto<\/em> dal nome che avevamo pensato per una rivista che doveva essere all\u2019opposto del patinato, brutale e costruttivista. Eravamo un gruppo diverso, solo alcuni dei GRFREB sopravvissero l\u00ec dentro. Facemmo una esplorazione delle periferie di Roma, documentando tutto con migliaia di foto. Individuando spazi e deserti della citt\u00e0, posti gi\u00e0 occupati e da occupare. I luoghi in mutazione. Cosa che fu in seguito ripresa da altri ex-occupanti meno radicali e pi\u00f9 pronti a renderla cibo per i media.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-Spxe1M wp-block-paragraph\">Ottobre novanta Sciatto debutta Praga e aggiunge il vezzeggiativo produzie al nome. Dopo il 1989, dopo che era venuto gi\u00f9 il Muro a morsi Praga era una citt\u00e0 aperta in una primavera che a ottobre era ancora fresca. Matite della <em>koh-i-noor<\/em> ovunque pezzi di divise russe macchine fotografiche vinili venduti in ogni sottopasso una rivista eccezionale <em>Vokno<\/em> che sembrava <em>Decoder<\/em> prima di <em>Decoder<\/em>. Sciatto prende un tram e lo modifica dipingendolo di bianco e facendo una installazione gore gocciolante sangue all\u2019interno. Christo lo vede e lo apprezza. Sciatto vestiva tute rosse da operaio &#8211; molto socialismo reale &#8211; prese al supermercato. Praga \u00e8 uno snodo sensazionale per artisti dall\u2019Est dall\u2019Ovest, festival, concerti pogo e ubriacature ai piedi del monumento a Stalin demolito a picconate, scuola di graffiti grazie a una <em>crew<\/em> francese che spiega come fare i tappi per scrivere grosso, come tenere la bomboletta e come passarla senza scolare vernice (ai tempi era un errore grave). L\u00ec Bifo passa e si interessa alla nostra installazioni di chassis-di-macchina\/crocifisso. Si dipingeva si facevano risse e installazioni. A volte le tre cose insieme.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"eplus-jLVLKA wp-block-heading\">SHOW &#8216;EM WHATCHA GOT<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"eplus-kGs6J9 wp-block-paragraph\">Quello della Pantera \u00e9 stato un movimento che ha abbandonato immediatamente l&#8217;universit\u00e0 dove la battaglia era persa in partenza e si riversa nelle citt\u00e0, nei territori dove trova degli spazi che la generazione precedente sul finire degli anni ottanta aveva preparato per questo, per spezzare la gabbia della periferia che non produceva offerta culturale per le generazioni pi\u00f9 giovani. Quindi tutto il movimento, tutta la parte di progettisti di immaginari che dentro il movimento si era riunita, si rovescia in questo campo sconfinato che erano i centri sociali. Luoghi che avevano fino ad allora ospitato iniziative legate all\u2019atmosfera del punk ottanta, con concerti cineforum soprattutto. La rivoluzione di questo movimento ha portato teatro videomaking arti plastiche arti visuali e fumetto all\u2019interno dei centri sociali con una irruenza mai vista, affermando il senso della TAZ, le zone temporaneamente autonome, un concetto che allora emergeva e che trasforma le situazioni con lo strumento dei festival e poi con tutta l\u2019epopea dei rave illegali e tutti gli altri tipi nuovi di occupazioni temporanee che servivano a creare delle feste, momenti di liberazione con un enorme portato politico. Sciatto metteva a fuoco un pensiero radicale e critico dell\u2019architettura, considerando la scelta di porsi tra gli antagonisti, tra quelli che lottavano per una differenza di scelte di stile e di forma di vita, come dato interno all\u2019elaborazione di un pensiero artistico e disciplinare. Per Sciatto i territori da utilizzare furono diversi, come scala e come funzione, anche se certamente lo snodo pi\u00f9 persistente, ampio e pieno di risorse \u00e8 stato il <em>CSOA Forte Prenestino<\/em>. \u00c9 li che si organizza il primo <em>Festival dell\u2019Arte<\/em> nel 1991, un lavoro enorme di raccordo di un network di artisti che apparteneva alle reti umane dei vari organizzatori. Contemporaneamente si rese possibile la predisposizione di uno spazio, quello dei sotterranei del Forte, che fino a quel momento, a parte lo spazio centrale che chiamavano la cattedrale in cui stavano nascendo<em> posse <\/em>e <em>sound system<\/em>, era rimasto completamente abbandonato dal dopoguerra. \u00c8 nello spazio delle celle che ancora oggi ha luogo <em>Crack!<\/em>, il festival che eredita quello spirito e offre da quindici edizioni almeno una vastissima esposizione auto-organizzata di arte psichedelica e fumetto underground, opere stampate autoprodotte da ogni parte del pianeta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"eplus-CrsxNw wp-block-heading\">WHAT KIND OF POWER WE GOT?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"eplus-8tb3CR wp-block-paragraph\">L\u2019esperienza di Praga viene disegnata e raccontata per una rivista romana che non riuscir\u00e0 mai a pubblicarla, immagini che verranno poi trafugate dal direttore di un\u2019altra rivista con cui invece in quei tempi cominciammo a lavorare, <em>Deriveapprodi<\/em>. E nel frattempo Sciatto lavorava a fumetti distopici che non venivano pubblicati e neanche autopubblicati, a fanzine di technomostruosit\u00e0 devianti con il maestro insuperato del pop underground italiano Gianluca Lerici aka Bad Trip, fino a una rivista monografica da libreria, <em>Pulp Comix<\/em>, che narrava storie di periferie urbane trafficate dai mille personaggi che si potevano incontrare continuamente negli spostamenti e nei progetti cui si stava lavorando. Sciatto era in redazione di <em>Per Terra<\/em>, foglio gigante di letteratura emergente anche disegnata. Collaboravamo con Costa&amp;Nolan e Castelvecchi. C\u2019era continuamente qualcosa da fare in uno dei disparati ambiti che si continuavano a percorrere e mescolare. Altri festival e progetti, installazioni e fumetti, architettura scenografia teatro. Il Gioco del Drago\/Un\u2019Estate Fuori dal Comune \u00e8 stato un punto fondamentale nel processo di festa politica che si percorreva: fu coordinata anche grazie al lavoro del nostro gruppo tutta la programmazione estiva dei centri sociali, con cortei spettacolari (i Mutoid con idranti lanciafiamme a tenere a distanza gli uomini in divisa). Il libro <em>Culture del conflitto<\/em> (1996) tenne poi molto conto di questo percorso. Prima che la discussione sulla proposta di delibera comunale che avrebbe assegnato alcuni spazi e portato al rilascio di altri, diventasse il punto dividente per il compatto ma variegato mosaico di occupazioni romane. Oggi quando vedo ancora qualcuno indossare ogni tanto una delle magliette che disegnammo allora, penso che erano fatte bene, credo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-vglfLO wp-block-paragraph\">Anche nei murali stavamo sperimentando un modo di raccontare, pensandoli come delle grandi vignette. Abbandonando le bombolette per acrilici e pennelli. L\u2019ultimo fu il grande scenario urbano che squarciava via dei Volsci a San Lorenzo, un pezzo che non \u00e8 stato mai crossato, per toglierlo demolirono l\u2019intonaco. Partecipai allo speciale musica di <em>Deriveapprodi<\/em> con una storia su rave e assalti psichici firmando Luther Blisset. E da l\u00ec lo speciale <em>BlueDerive<\/em>, una sperimentazione che faceva collidere mondi editoriali diversi e che prendeva la discussione sul corpo e sulla sessualit\u00e0 come punto di ripartenza per scrivere storie. Era un lavoro che puntava lo sguardo dove ancora non c\u2019erano occhi e non venne compreso sul momento ma contribu\u00ec in qualche modo ad aprire un discorso sul queer che poi avrebbe preso una centralit\u00e0 diversa nelle forme di vita e di festa. Ma intanto si cominciava a raccontare storie minimali fatte di tensioni di spazi dilatati che creavano mutazioni e visioni. Dove la musica risuonava sempre forte. A met\u00e0 degli anni novanta avevamo in pugno i nostri desideri, il fumetto non era pi\u00f9 solo quello dei Pazienza e Tamburini che non avevano superato gli anni ottanta: c\u2019era una rete di produzioni indipendenti in ogni campo, anche nel fumetto. Al forte ospitavamo di tanto in tanto eventi di fumetto underground, in collaborazione con Marco Teatro, Miguel Angel Martin e Bad Trip e la Topolin Edizioni, pluricensurata. Una di queste volte esponemmo anche la mostra truffa al sistema dell\u2019arte su Darko Maver, che \u00e8 una storia a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"eplus-fwcYTV wp-block-heading\">TEACH THE BOURGEOIS, AND ROCK THE BOULEVARD<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"eplus-0kG8M2 wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 il punto centrale di questo sviluppo era che molto cominciava a passare nelle connessioni virtuali attraverso una rete di mail di prima generazione, noi eravamo in <em>Isole della Rete, European Counter Network<\/em>, partecipando costantemente alle riunioni sul digitale radicale con <em>AvANa bbs<\/em> e le sue successive trasformazioni. I nuovi media che in quel periodo erano al centro di una serie di sperimentazioni, e oggetto di lunghissime riflessioni su come trasferire esperienze reali in un campo relazionale intenso e pieno di pieghe fatto di bit. Un ragionamento che porterebbe molto lontano ma sicuramente idee macchiniche etica hacker tekno e corpi senz\u2019organi sono parte integrante di tutto quel processo che permette ai nostri corpi di accogliere diversit\u00e0 e costruire identit\u00e0 transitorie e mutevoli. Altro tema forte di tutti i novanta quello dell\u2019invisibilit\u00e0 presente, operante che l\u2019avatar era in grado di catalizzare concettualmente. Riflessioni che avrebbero portato al primo <em>hackmeetin<\/em>g di Firenze, quello dove per diventare hacker ti facevano imparare ad aprire lucchetti di biciclette. Anche tutto il fenomeno della Net.Art, che era il duepuntozero della mail art ma anche una cosa imprendibile che creava movimenti e reazioni a catena, era estremamente attraente per le ricadute grafiche che provocava. Io ricordo che animavo pixel giganti a quei tempi o meglio erano animazioni microscopiche poi ricampionate. Ricordo la partecipazione alla <em>Toywar<\/em> degli <em>Etoy<\/em> e la vicenda della <em>Rete Civica Romana<\/em>, assalti di pixel e armate di artisti che bazzicavano hackers e lottavano contro la censura. Ma qui siamo gi\u00e0 sul declino dei novanta. Quando il <em>countdown<\/em> del bug del millennio era gi\u00e0 iniziato.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"eplus-8XqqhB wp-block-heading\">FIGHT THE POWER<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"eplus-XX0rbF wp-block-paragraph\">La repressione feroce e le torture avvenute nel corso delle manifestazioni contro il G8 erano pianificate per ottenere la distruzione di tutti i processi collettivi trasversali che questo lavoro culturale e politico che connetteva linguaggi diversi intrecciandoli inestricabilmente. Un fiume in piena. Furono vignette sul G8 l\u2019unica altra apparizione dei Graforibelli. Il Forte attacchina sul percorso del primo corteo cittadino un mio disegno gigante con Carlo e il sangue nero intorno alla testa. Tutto quello che si \u00e8 provato a Genova toglie la parola. Crack!, il festival di fumetti e grafica del Forte Prenestino CSOA che inizia poco dopo il suo corso ereditando questa complessit\u00e0, \u00e8 solo il suono di uno sparo nel deserto. Un crepitio preso dagli <em>Scorpioni<\/em> di Hugo Pratt o forse emerso dalla memoria di una rivista di movimento degli anni novanta. Finora questo festival ha significato un immenso investimento di network e di propagazione culturale con la creazione di un mondo innumerabile di visioni del presente, attraverso la revisione teorica delle pratiche di autoproduzione. Ma resta un rumore non una parola, che riapre il discorso attraverso le immagini, cercando nei disegni ancora una volta uno spazio immaginario che non sia possibile delimitare e arrestare. Ma anche, ancora una volta, uno spazio vuoto da attraversare \u201c<em>facendolo a partire da un certo denudamento, un certo distacco, nella posizione di chi non ha niente da perdere, per aver rinunciato fin dall\u2019inizio a possedere qualcosa di suo o anche per aver perso tutto o quasi tutto<\/em>\u201d <em>(Achille Mbembe)<\/em>. Che poi non aver niente da perdere, lo sai, ti rende invincibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>autore: Valerio Bindi Testo rilasciato in CREATIVE COMMONS [BY SA] e liberamente scaricabile. Ogni donazione all\u2019associazione La Bagarre con cui organizzo molteplici attivit\u00e0 \u00e8 benvenuta. 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