{"id":793,"date":"2021-02-03T02:11:09","date_gmt":"2021-02-03T01:11:09","guid":{"rendered":"https:\/\/fortepressa.net\/?page_id=793"},"modified":"2021-02-09T00:10:02","modified_gmt":"2021-02-08T23:10:02","slug":"hip-hop-italia-2015-cc-by-sa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/hip-hop-italia-2015-cc-by-sa\/","title":{"rendered":"Contributo per Hip Hop Italia (2015) [CC-BY-SA]"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"eplus-5dB8z6 wp-block-heading\"><strong>VOGLIO VENIRE MOSSO<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<h6 class=\"eplus-OC4LQn wp-block-heading\">di Valerio Bindi<\/h6>\n\n\n\n<p class=\"eplus-A99XZr wp-block-paragraph\">Testo rilasciato in <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-sa\/4.0\/\">CREATIVE COMMONS [BY SA]<\/a> e liberamente scaricabile. Ogni donazione all\u2019associazione La Bagarre con cui organizzo molteplici attivit\u00e0 \u00e8 benvenuta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large eplus-mGY9Pc\"><a href=\"https:\/\/www.paypal.com\/cgi-bin\/webscr?cmd=_s-xclick&amp;hosted_button_id=T2Y3UKWDG46KJ\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"173\" height=\"38\" src=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2017\/11\/donazione.png\" alt=\"donate\" class=\"wp-image-260\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image eplus-K8Fhe6\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/catzbozze-1024x834.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-796\" width=\"838\" height=\"682\" srcset=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/catzbozze-1024x834.jpg 1024w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/catzbozze-300x244.jpg 300w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/catzbozze-768x625.jpg 768w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/catzbozze.jpg 1140w\" sizes=\"auto, (max-width: 838px) 100vw, 838px\" \/><figcaption>Valerio Bindi &#8211; bozzetto per murale<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group eplus-pX9Wt8\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-right eplus-oMOYYV is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u201cBisogna spiazzarli. Quello \u00e8 il segreto. Ti devi muovere veloce.<br> Se ti muovi rapido non vieni nelle foto. Vieni mosso e loro non le possono pubblicare.\u201d <br> Sud &#8211; Gabriele Salvatores 1993<\/p><\/blockquote>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"eplus-2C5V2M wp-block-paragraph\">A Roma \u00e8 un bel pomeriggio quello del 3 Ottobre. Ottobre ora 2015. Ci vado al tunnel di piazza della Radio per la jam di Crash Kid. Mio figlio in spalla. Si sente l\u2019odore delle bombole gi\u00e0 da fuori. Il verde menta. Il rosso rubino che ti entrava nei polmoni e ti si spalmava nel naso. Le mani sporche di tutti quei colori tutti insieme. Vero che i ricordi passano negli odori prima di tutto. Deve esserci un indice, una directory degli odori nel cervello e da l\u00ec si accede a tutto. I tappetti che li dovevi preparare prima, tagliarli a croce per fare i fat cap. O magari qualcuno te ne regalava uno vero. Che poi dovevi conservare gelosamente. I tappetti erano preziosi. A me il primo me lo hanno regalato a Praga. Ottobre 1990.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-QxmBW5 wp-block-paragraph\">Anno prezioso il novanta per raccontare questa storia. La Pantera. Quella delle Black Panthers. Con la coda girata per\u00f2. Insomma il Movimento del novanta. Visionari. Giovani generosi come cantava Onda Rossa Posse. In quel movimento avevamo fatto un gruppo che disegnava a raffica. Segno grosso chiaro. I Graforibelli. Una sera alcuni di noi ubriachi avevano cominciato a dipingere murali a Lettere occupata. Si rischi\u00f2 la rissa mi ricordo. Il movimento aveva vietato all\u2019inizio di dipingere nelle facolt\u00e0 occupate. Si pensava che passando per bravi ragazzi ci avrebbero preso pi\u00f9 sul serio. Ma bravi ragazzi non eravamo e da l\u00ec tutti hanno dipinto quei muri. Noi ad Architettura riempimmo tutto. Non vedevamo l\u2019ora. Avevamo visto durante i cortei queste ragazzette, le 00199, fare cose spettacolari sui muri lungo il percorso. La cosa ci piaceva anche se noi non eravamo parte della scena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-cSaaP3 wp-block-paragraph\">Io Crash Kid non lo conoscevo. Noi eravamo dietro alle storie di Rammelzee, il visionario del Bronx. Quello del panzerismo iconoclasta. Un graffittaro nero e che andava poco in giro ma che aveva idee strabilianti. Diceva che i writer liberavano il potere mistico delle lettere dalle strutture della standardizzazione alfabetica moderna. Io stavo studiando le moschee nordafricane e mi sembrava l\u2019unione perfetta di quella straordinaria tradizione calligrafica con il cyberpunk. Il Gothic Futurism lo chiamava. E fino ad allora, fino a quella sera a Lettere, i nostri disegni erano rimasti su carta non erano sui muri. La vernice che cola sui muri \u00e8 un\u2019altra cosa. Poi quel gruppo lo facemmo fuori. Lo distruggemmo perch\u00e9 i media ci stavano alle calcagna. E noi non volevamo venire in foto. Sempre mossi volevamo essere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-dedkw7 wp-block-paragraph\">E allora facemmo un altro gruppo. Una Posse. Una banda insomma. Si chiamava SCIATTO tutto maiuscolo e poi arrivati a Praga ci aggiungemmo produzie e comprammo delle tutine rosse, molto socialismo reale, al supermercato. Per noi Praga \u00e8 stata la prima strada con l\u2019energia di quei giorni ci abbiamo fatto tutti gli anni novanta di corsa in un soffio. Era stato buttato gi\u00f9 il muro a Berlino e tutti i graffiti che c\u2019erano sopra. La gente ne aveva dei pezzi se lo portava via a pezzi a morsi quel muro tutto graffittato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-X7scZJ wp-block-paragraph\">A Praga c\u2019era festa permanente nell\u2019Ottobre novanta. 1990. Uno snodo sensazionale. Arrivavano artisti dall\u2019Est dall\u2019Ovest i festival si susseguivano. Concerti risse ubriacature ai piedi del monumento a Stalin demolito a picconate. Erano due in contemporanea gli spazi d\u2019azione: il festival Totalitna Zona, la mostra di Arte Organica nella Zona Totalitaria, fatto dalla Fondazione Linhart e sostenuto dal presidente Vaclav Havel in persona e il festival People to People organizzato dagli europei. Noi eravamo partiti per fare una installazione. L\u00ec conosciamo questa crew di francesi, gli Elastiques o qualcosa del genere. Super skill con le bombole. E con loro abbiamo fatto la nostra scuola ci facevano vedere come fare i tappi come tenere la bombola in mano come passarla senza scolare vernice. Tutta la scuola insomma. E ci avevano dato un tram un vero tram di linea da dipingere. Dipingevamo e facevamo risse e installazioni. A volte le tre cose insieme. Una sera ci siamo lanciati secchi di vernice addosso alla fine. E non ci volevano far tornare coi mezzi pubblici a casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-35Zt9X wp-block-paragraph\">Quando siamo rientrati era tutto diverso. Come tutti quelli che avevano fatto il movimento e che volevano continuare a fare cose ci siamo lanciati nella storia dei centri sociali. E abbiamo cominciato ad organizzare festival a fare graffiti nelle periferie. Ma noi non eravamo bravi con le lettere. Noi sapevamo fare solo le capital. Che non erano tanto apprezzate. Noi facevamo puppet. Enormi pupazzi accanto alle scritte. Sempre ispirati da graffittari francesi (che sono rimasti la nostra scuola) e lo avevamo visto e a Berlino anche. E poi li sapevamo fare i pupazzi. Venivamo dal fumetto. E infatti mentre facevamo graffiti facevamo anche i primi fumetti rap. Arma di Strada era la prima storia. E c\u2019eravamo noi disegnati dentro con i nostri muri e i nostri graffiti. Pubblicata rigorosamente in fotocopia. Cio\u00e8 ora direi inedita praticamente. Con Rob Grossi e Andy War l\u2019abbiamo disegnata e Nik J ci faceva i testi delle canzoni della colonna sonora. Credo sia il primo fumetto sulla scena in Italia. Avevamo anche inciso un pezzo o forse due. Le basi le avevano fatte loro dei NPL, Nuovo Partito Luddista. E avevamo fatto un video contro la guerra. La Guerra del Golfo. La prima guerra fatta a suon di media. Prima ancora dei Balcani. E andavamo spesso a preparare cose per i nostri progetti al Rosa Luxemburg unico frammento dell\u2019Universit\u00e0 ancora occupato nel 1991. L\u00e0 spesso ci si incontrava fianco a fianco con gli Assalti Frontali e gli altri che venivano l\u00ec a provare Baghdad 1.9.9.1.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-6fR5FZ wp-block-paragraph\">Le 00199 andavano sempre pi\u00f9 forte e spesso ci si incontrava a fare cose insieme. Al Forte al Break Out ad Auro e Marco. Era sempre una cosa bella quella di vederle lavorare. Energia infinita e colori sparati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-0Oolws wp-block-paragraph\">Ma era il FortePrenestino la nostra base l\u00ec ci stava Costa e Franchino sempre sorridente e poi Misha e Bol che lavoravano da professionisti con l\u2019aerografo e il compressore e insomma quello diventava il primo posto dove dipingere preparare storie ma anche liberare spazi. L\u00ec portammo quegli artisti che avevamo conosciuto in giro per l\u2019Europa nel primo Festival dell\u2019Arte che facemmo nel 1991. E si cominciarono ad usare per questo genere di cose i sotterranei quelli che ancora oggi ospitano ogni anno gli artisti che partecipano a Crack!.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-q3CeQd wp-block-paragraph\">Abbiamo disegnato molti pezzi al Forte in quegli anni. Ma non volevamo mai che si conservassero. Eravamo contenti di vederli sparire sotto i segni di quelli che arrivavano dopo. Quando gli Assalti misero su con la Cordata Musica Forte, la sala di incisione autogestita, mi ricordo che presero questo grande mixer analogico che dopo un po\u2019 fu abbandonato e ci si facevano i bracciali le collane con tutti quei tasti. Era il 1995 e noi facevamo questo primo albetto che era a met\u00e0 tra autoproduzione ed editoria. Pulp si chiamava. E l\u00ec c\u2019erano ancora i personaggi nostri che facevano graffiti dietro allo scalo di san Lorenzo e facevano surf sul trenino urbano. Quello \u00e8 stato anche l\u2019anno del Gioco del Drago. Il Festival dei Centri Sociali romani, l\u2019Estate fuori dal Comune.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VOGLIO VENIRE MOSSO di Valerio Bindi Testo rilasciato in CREATIVE COMMONS [BY SA] e liberamente scaricabile. 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