{"id":809,"date":"2021-02-03T10:41:36","date_gmt":"2021-02-03T09:41:36","guid":{"rendered":"https:\/\/fortepressa.net\/?page_id=809"},"modified":"2021-02-09T00:10:18","modified_gmt":"2021-02-08T23:10:18","slug":"laspro-40-2017-cc-by-sa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/laspro-40-2017-cc-by-sa\/","title":{"rendered":"Contributo per LASPRO 40 (2017) [CC-BY-SA]"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"eplus-zkF2Qk wp-block-heading\">CRACK! un Festival Nagual<\/h2>\n\n\n\n<h6 class=\"eplus-g3AvGN wp-block-heading\">di Valerio Bindi<\/h6>\n\n\n\n<p class=\"eplus-A99XZr wp-block-paragraph\">Testo rilasciato in <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-sa\/4.0\/\">CREATIVE COMMONS [BY SA]<\/a> e liberamente scaricabile. Ogni donazione all\u2019associazione La Bagarre con cui organizzo molteplici attivit\u00e0 \u00e8 benvenuta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large eplus-mGY9Pc\"><a href=\"https:\/\/www.paypal.com\/cgi-bin\/webscr?cmd=_s-xclick&amp;hosted_button_id=T2Y3UKWDG46KJ\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"173\" height=\"38\" src=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2017\/11\/donazione.png\" alt=\"donate\" class=\"wp-image-260\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image eplus-tIV6Wm\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"523\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BAMBI_KRAMER-lasproweb-523x1024.jpg\" alt=\"BAMBI_KRAMER-laspro\" class=\"wp-image-817\" srcset=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BAMBI_KRAMER-lasproweb-523x1024.jpg 523w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BAMBI_KRAMER-lasproweb-153x300.jpg 153w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BAMBI_KRAMER-lasproweb-768x1503.jpg 768w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BAMBI_KRAMER-lasproweb-785x1536.jpg 785w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BAMBI_KRAMER-lasproweb-1046x2048.jpg 1046w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BAMBI_KRAMER-lasproweb.jpg 1140w\" sizes=\"auto, (max-width: 523px) 100vw, 523px\" \/><figcaption>Bambi Kramer illustrazione da La Rabbia<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-right eplus-nOiGEa is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Nei libri di Carlos Castaneda, Don Juan distingue due universi: uno <em>tonal <\/em>e l\u2019altro <em>nagual<\/em>. L\u2019universo <em>tonal<\/em> \u00e8 l\u2019universo quotidiano dei rapporti causa-effetto, prevedibile perch\u00e8 gi\u00e0 registrato. Quello <em>nagual<\/em> \u00e8 l\u2019universo sconosciuto, imprevedibile, incontrollabile. Perch\u00e8 il nagual abbia libero accesso, bisogna spalancare la porta al caso. <br>William S. Burroughs<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"eplus-skBYCY wp-block-paragraph\">La prateria sconfinata che i centri sociali rappresentavano nel 1990, dopo la prima fase di costruzione territoriale di un percorso di obiezione allo stato di cose presente, era attraversata da raggi e lampi delle pi\u00f9 svariate forme creative. Questa esplosione era certamente frutto di una riflessione determinata da parte degli occupanti che avevano aperto spazi eterotopici nel tessuto urbano e coglieva i segni di un contemporaneo momento di espansione creativa di straordinaria intensit\u00e0, che si \u00e8 protratto poi per tutto un decennio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-Qd4zPi wp-block-paragraph\">Il primo festival al CSOA Forte Prenestino di Roma che raccoglieva entrambi questi impulsi fu il Festival Internazionale dell\u2019Arte nel 1991, esperienza che convogli\u00f2 negli enormi sotterranei della fortezza le diverse arti plastiche che emergevano, graffiti, installazioni, approcci alla multimedialit\u00e0, riciclo dei materiali, plagio e mutazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-xAatN8 wp-block-paragraph\">Di l\u00ec in avanti la fucina Forte ha messo insieme nel corso degli anni novanta una quindicina di progetti differenti, con diverse edizioni e gruppi\/collettivi curatoriali, e in qualche modo anche con filosofie divergenti. Il caleidoscopio di volta in volta si focalizzava su di un nuovo versante ma sostanzialmente le arti della contemporaneit\u00e0 erano tutte chiamate in causa simultaneamente: nuovi linguaggi del corpo, del digitale, del fumetto, del cinema, del teatro e dell\u2019architettura. Il meccanismo brilla sul finire del millennio con il profetico tasto OFF spinto dal festival audiovisuale indipendente che, volontariamente o no, segna il punto su tutte queste esperienze. A questo segue al Forte l\u2019hackmeeting sui diritti in rete del 2000 con i sotterranei invasi da computer raffreddati ad acqua, hacker, succhi di frutta e biscotti zuccherini. E poi piomba Genova 2011. Il G8 e le sue deflagrazioni che si ripercuotono sul tessuto creativo e culturale che si era intrecciato fortemente al fare politico degli anni novanta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-ujyTta wp-block-paragraph\">Quello che ne deriva \u00e8 un assordante silenzio. Un rumore bianco che per tre lunghi anni ammutolisce ogni possibilit\u00e0 di ripercorrere le strade che sfrecciavano di esperienze nel decennio precedente. L\u2019inizio del millennio \u00e8 una perdita di linguaggio pesantissima. Crollata la torre di Babele che i tecnocostruttori avevano edificato crolla con essa l\u2019interlingua del movimento e di tutti i suoi interpreti creativi. La conflagrazione del movimento posto ad una prova repressiva di enorme portata, scatenata appositamente da zero a millemila in tempo ridottissimo, trascina via la rete di tutta la rete che aveva cercato di individuare vie differenti ad una espansione delle arti, come fattori autogenerati, fuori dai circuiti dello spettacolo e del capitale. Fuori dalla grande distribuzione, fuori dalla dittatura del copyright sull\u2019opera intellettuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-u0tAtL wp-block-paragraph\">L\u2019intuizione di uno sparuto gruppo di autori di fumetti che lavorano in quel momento a Roma \u00e8 quella di far crepitare un\u2019onomatopea in questo silenzio, CRACK!, e di ricominciare a parlare con i segni, tutti i segni, con i disegni e la scrittura intendo, l\u00e0 dove la parola non riusciva pi\u00f9 a tenere vivo il linguaggio, la narrazione orale di un movimento spezzato. Ecco da dove arriva la grande risposta che questo sparo nel deserto ha richiamato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-ZTV12C wp-block-paragraph\">Cos\u00ec nasce CRACK!, primo festival del dopo G8 che riporta il discorso al grado zero di un segno basico, brutale, aggressivo forse, ma anche tenero e disperato. Ma in fondo soprattutto politico. Il progetto di questo festival ruota intorno alla consapevolezza che il capitale crepita e scricchiola, che esiste una risposta fuori dal mercato e che ci sono schiere di autoproduttori con esperienze assai diverse, pronti a percorrere strade poco visibili, ma ben segnate. Quindi il festival si sviluppa subito con una linea di tre autonomie praticate: auto convocazione, auto finanziamento, auto organizzazione. Solo decostruendo alla base i meccanismi di produzione e di spettacolo \u00e8 possibile individuare nuove forme per la radicalit\u00e0 e la ricerca. Per un linguaggio politico immaginario che rimetta in discussione le forme del conflitto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-YdVjyl wp-block-paragraph\">Come osserva in un suo recente scritto Rakel Stammer (<em>The Underground of Fanzine; An essay on the political and radical potential of zines <\/em><a href=\"https:\/\/underlandets.wordpress.com\/2017\/05\/02\/the-underground-of-fanzines\/\"><em>https:\/\/underlandets.wordpress.com\/2017\/05\/02\/the-underground-of-fanzines\/<\/em><\/a>) CRACK!, distruggendo ogni idea di professionalit\u00e0 si pone al di fuori di competizione e produzione capitalista, e distrugge con questo anche la relazione di classe che lo spettacolo produce attraverso la definizione di artista. A questo si contrappone quella del produttore underground e radicale, il soggetto creatore di questo festival. Perci\u00f2 dopo un avvio internazionalista, plagiarista e metropolitano (<em>coatto <\/em>si potrebbe dire) CRACK! ha avviato due trilogie di significati su cui aprire la ricerca: la trilogia della distruzione (edizioni Apocalisse, Orda e Genesi) e la trilogia dell\u2019Un-do It Yourself (Capitale, Crack-land e Coyota). Si \u00e8 mirato con questo in una prima fase proprio al recupero di valori art brut e barbarici, nel senso del carattere distruttivo di Benjamin e del barbarogenio di Mici\u0107, e poi alla ridefinizione del senso dell\u2019autoproduzione rimettendo in discussione i principi stessi del DIY attraverso il suo disfarsi. La terza parte della trilogia sull\u2019U-DIY arriva dopo Capitale, la moneta vivente, e Crack-Land, lo spazio della t.a.z., la zona temporaneamente autonoma necessaria per avviare ogni processo. Coyota \u00e8 sul processo del cambiamento, la mutazione individuale che diviene collettiva, connessa con l\u2019atto di creazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-upfy0Q wp-block-paragraph\">I processi di autoproduzione, e tra questi il fenomeno sempre pi\u00f9 esteso e coinvolgente di elaborazione delle nuove generazioni di fanzine, rischiano di esprimere un lavoro di design, di feticismo dell\u2019identit\u00e0 dell\u2019autore o del collettivo, piuttosto che un oggetto problematico e aperto alla condivisione. Sentiamo quanto sia indispensabile riflettere sull\u2019abbandono del progetto e del lavoro di auto-produzione, in favore di dinamiche processuali, di non lavoro e di non progetto, di abbandono al flusso alla dispersione dell\u2019autore all\u2019interno di un network di simili che attraverso l\u2019arte e le forme di distribuzione informali sperimentano una forma anticapitalista di elaborazione della propria esistenza. Questa esperienza \u00e8 possibile sperimentarla a CRACK! sia come artista partecipante che come pubblico sostenitore: una diffusione dei ruoli di artista\/produttore\/espositore\/visitatore, fino ad una commistione dei ruoli e alle volte fino alla compartecipazione totale di ciascuno di questi soggetti all\u2019opera finita. Il <em>clash<\/em> culturale che rappresenta CRACK! \u00e8 proprio sulla definizione stessa di autore di artista e di spettatore, alla ricerca di un formato ibrido, indeterminato in cui chi partecipa \u00e8 veramente parte di un processo condiviso e radicale. Per ottenere questo ognuno dei protagonisti di CRACK! fa un passo indietro, decostruisce il suo ruolo mira a dis-organizzare, a sur-vertire, a de-flettere. In una parola a cedere il passo all\u2019imprevisto, al <em>nagual<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-Rmsky2 wp-block-paragraph\">Cos\u00ec si chiarisce il senso della Coyota, tematica per certi versi inaspettata, la divinit\u00e0 punk e stellare che \u00e8 stata ispirata dal disegno di Ines Estrada fatto per il festival di qualche anno fa. Coyota \u00e8 una divinit\u00e0 femminile del deserto, non solamente umana n\u00e9 solamente animale, capace di vivere fuori e attraverso il mondo degli umani. Coyota incarna l\u2019idea di \u201cdevenir loba\/perra\u201d, esseri visti come creature intelligenti e autodeterminate, che sono nel processo di divenire qualcosa. N\u00e9 dio n\u00e9 animale, n\u00e9 uomo n\u00e9 donna. Una divinit\u00e0 sessuale in grado di creare e dare vita ad altre creature mutanti e ad opere d\u2019arte. Ma \u00e8 anche un imbroglione alla ricerca di molteplicit\u00e0 con una visione non cos\u00ec binaria dei generi e della vita, un sorta di identit\u00e0 cangiante. La divinit\u00e0 della creazione mutante e underground \u00e8 la creazione stessa ed \u00e8 connessa ad ogni divenire: Amaterasu Omikami, la Pachamama, Sheila-na-gig, Juno, Adi Parashakti, Morgana, Feronia, Baba Yaga, Estsanatlehi, Freya, Coyolxauhqui e la Lupa romana. Imprevedibile e imprendibile, irrecuperabile e ferina.&nbsp;<br>Un festival <em>nagual<\/em> produce una dinamica inarrestabile, una spirale continua che mette in moto nuove esperienze e riconsegna il progetto a ciascuno dei partecipanti: cos\u00ec si sviluppano oltre a nuovi progetti di editoria radicale, politica e autoprodotta, anche nuovi progetti di festival, messi in rete e riuniti dalla stessa forte base programmatica. Gli ultimi UE&#8217; a Napoli allo Scugnizzo Liberato e OLE&#8217; a Bologna ad XM24, nati quest\u2019anno, hanno mostrato che non si comincia pi\u00f9 da zero: il pubblico interviene subito e sostiene. Ci vuole un CRACK! in ogni citt\u00e0, per una fame culturale che le strutture progettate con i canali ufficiali non possono saziare, perch\u00e9 non riescono ad affrancarsi dalle scelte che procedono nella direzione opposta, orientandosi verso gli ambiti della formazione professionale o del mercato. Modelli che riproducono e sostanziano i rapporti di classe che CRACK! sta cercando di mettere in crisi anche grazie all&#8217;energia di un pubblico sano colto attento e vivace che conferma ogni anno come si tenda verso una responsabilit\u00e0 condivisa nella composizione corale di festival o di libri (concreti o immaginari) che siano. Dopo l\u2019abolizione del lavoro in favore del non lavoro e del processo, resta l\u2019ultimo passaggio che \u00e8 l\u2019abolizione stessa del prezzo e la trasformazione della vendita in dono, come tra le altre produzioni di Fortepressa, le edizioni fantasma di CRACK!, anche l&#8217;esperimento straordinario del libro<em> <\/em>per i trent\u2019anni del Forte, <em>Fortopia,<\/em> ha dimostrato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CRACK! un Festival Nagual di Valerio Bindi Testo rilasciato in CREATIVE COMMONS [BY SA] e liberamente scaricabile. 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