{"id":885,"date":"2021-02-08T17:34:21","date_gmt":"2021-02-08T16:34:21","guid":{"rendered":"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/?page_id=885"},"modified":"2021-02-09T00:13:53","modified_gmt":"2021-02-08T23:13:53","slug":"contributo-a-quando-tutto-era-possibile-2013-cc-by-sa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/contributo-a-quando-tutto-era-possibile-2013-cc-by-sa\/","title":{"rendered":"Contributo a Quando tutto era possibile (2013) [CC-BY-SA]"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"eplus-i3TKOW wp-block-heading\">Kappa: tute nere, colletti bianchi e magliette strappate<\/h2>\n\n\n\n<h4 class=\"eplus-98GZEg wp-block-heading\"><em>linee criminali del fumetto popolare, d&#8217;autore e underground<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"eplus-A99XZr wp-block-paragraph\">Testo rilasciato in <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-sa\/4.0\/\">CREATIVE COMMONS [BY SA]<\/a> e liberamente scaricabile. Ogni donazione all\u2019associazione La Bagarre con cui organizzo molteplici attivit\u00e0 \u00e8 benvenuta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large eplus-mGY9Pc\"><a href=\"https:\/\/www.paypal.com\/cgi-bin\/webscr?cmd=_s-xclick&amp;hosted_button_id=T2Y3UKWDG46KJ\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"173\" height=\"38\" src=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2017\/11\/donazione.png\" alt=\"donate\" class=\"wp-image-260\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large eplus-sNGmOa\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"831\" src=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BOOOM-magnus-1024x831.jpg\" alt=\"BOOM_Magnus\" class=\"wp-image-927\" srcset=\"https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BOOOM-magnus-1024x831.jpg 1024w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BOOOM-magnus-300x243.jpg 300w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BOOOM-magnus-768x623.jpg 768w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BOOOM-magnus-960x779.jpg 960w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BOOOM-magnus-600x487.jpg 600w, https:\/\/fortepressa.net\/valerio-bindi\/wp-content\/uploads\/sites\/10\/2021\/02\/BOOOM-magnus.jpg 1140w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Boom, da Unknow &#8211; Lo sconosciuto di Magnus.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-right eplus-81RyYX is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>\u201cLa nostra storia \u00e8 cominciata andando a prendere con la forza le cose che ci spettavano.\u201d (G.<\/em>)&nbsp;<br>(da <em>Andare ai resti<\/em> di Emilio Quadrelli)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"eplus-24XRz3 wp-block-paragraph\">Le storie a fumetti degli anni Sessanta cominciano con una guerra alla citt\u00e0, allo scorrere quotidiano delle cose si contrappone una guerra di desideri, rivolte, passioni. E di rapine. Quest&#8217;onda di desiderio di un&#8217;avanguardia cinica e disincantata, che si prende quello che vuole, apre narrazioni irregolari scorrette e influenzali, di quelle che poi fanno parlare tutti i pendolari nei treni la mattina, prima di andare al lavoro.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-left eplus-6rz0a5 is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>A tutti gli istituti di credito. Oggetto: rapine bancarie.&nbsp;<\/em><br><em>Da tempo il nostro gruppo lavora con tanta soddisfazione nel settore. Al nostro arrivo dovete consegnare un milione per ogni impiegato. Vi concediamo trenta secondi, scaduti i quali cominciamo a sparare. Ricordo che possiamo agire quando e dove vogliamo e l\u2019abbiamo dimostrato con l\u2019operazione tris a Milano\u2026&nbsp;<\/em><br><em>Vogliate osservare questo documento con la dovuta seriet\u00e0.&nbsp;<\/em><br><em>Distinti saluti,&nbsp;<\/em><br><em>Anonima Rapinatori.&nbsp;<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"eplus-PIOPHD wp-block-paragraph\">Con l&#8217;umorismo nero di queste parole l&#8217;Anonima Rapinatori, banda armata di ispirazione comunista, ritratta nel film <em>Banditi a Milano<\/em> di Carlo Lizzani, reclamava denaro gratis. Un debutto sulla scena del crimine che avviene a Torino luned\u00ec 8 aprile 1963, con un colpo all\u2019agenzia n. 19 dell\u2019Istituto San Paolo e il ragguardevole bottino di sei milioni di vecchie lire. Una volta catturati Pietro Cavallero, Sante Notarnicola, Adriano Rovoletto, avrebbero accolto la loro condanna cantando \u201c<em>Avanti, siam ribelli fieri vendicator d&#8217;un mondo di fratelli<\/em>\u201d. \u00c8 solo la prima onda, in ritardo sulla resistenza e in anticipo sulle Brigate Rosse, che parte dal Nord, dove le gang giovanili della cintura metropolitana si organizzano in batterie, temibili gruppi di fuoco e di rapina cresciuti nei quartieri operai dentro una logica che non \u00e8 pi\u00f9 la stessa della vecchia mala da cui si distanziano come stile, tecniche e armi. Gente insomma che non si cura di accumulare il denaro che ricava, ma lo brucia consumandosi. Per poi in molti casi confluire in modi diversi nella lotta armata dei settanta che arriva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-LceWJn wp-block-paragraph\">Un poco prima di tutto questo, pochissimo prima, nel novembre 1962 in edicola prende il via una nuova collana di albi a fumetti. Basta una piccola cosa quando i grandi cambiamenti sono in vista, 12X17cm per esempio hanno rivoltato la storia del fumetto. Questa minuscola tascabile e inquieta apparizione sposter\u00e0 per sempre il fluire del racconto disegnato italiano, fino a quel momento concentrato sull&#8217;avventura morale, con storie dell&#8217;epopea western e indipendentista americana. In questa atmosfera di conflitto latente e non, si innesta rapidamente tutto un filone noir e poi sexy ricco di eroi negativi con la K nel nome, la stessa che ritroveremo quindici anni pi\u00f9 tardi sui muri delle citt\u00e0, impressa nel nome di Kossiga. \u00c8 la stagione del fumetto kattivo di <em>Diabolik<\/em> <em>il re del terrore<\/em>, ideato da Angela Giussani, moglie dell\u2019editore Gino Sansoni che decide una serie di fumetti dedicata proprio al consumo da treno, per un lettore avido di gialli omicidi ed emozioni assortite prima di un giorno di lavoro negli anni del boom. Pronto a ficcarsi in tasca l&#8217;albo economico e farlo sparire nel segreto di una giacca da lavoro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-ATcoIT wp-block-paragraph\">Un rapporto famelico, personale e privato di clandestinit\u00e0 immaginaria che si riversa su di un prodotto sottoculturale, perfettamente calzante. Fondamentale al suo successo la struttura innovativa di due grandi vignette per pagina, a schermo fisso, filmica. Una costruzione della narrazione rapida e incalzante, molto vicina, anche se forse inconsapevolmente,&nbsp; alla sensibilit\u00e0 shock e coinvolgente del manga drammatico che in quegli stessi anni la scuola <em>Gekiga<\/em> dei disegnatori d&#8217;avanguardia andava proponendo in Giappone. La storia e il nome di questo eroe nero gi\u00e0 aleggiavano: un romanzo di Italo Fasan di qualche anno prima aveva ispirato ad un inafferrabile assassino il nome Diabolic, cui il misterioso, e reale, criminale aveva aggiunto una esotica h finale, mentre ammazzava a colpi di trincetto da calzolaio un uomo a via Fontanesi, Torino. Steno da l\u00ec ebbe l\u2019idea per un film con il meraviglioso Tot\u00f2 che interpretava sei personaggi contemporaneamente. <em>Tot\u00f2 Diabolicus<\/em> era nelle sale ad aprile \u201862; a novembre era in edicola il numero uno del fumetto, titolo: <em>Diabolik Il Re del Terrore<\/em>.&nbsp;Se \u00e8 <em>Fantomas<\/em> l&#8217;iniziale personaggio di riferimento in seguito Diabolik prende spessore, affidato alle cure narrative di una squadra di autori: Pier Carpi, esoterista e teosofico, discusso amico di Licio Gelli e autore di molte produzioni a fumetti horror e alchemiche (ma anche di qualche Batman), il giovane Alfredo Castelli e poi Patricia Martinelli, Mario Gomboli. Qui si configura in chiave originale il mondo urbano e la kappa di cattiveria del personaggio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-a0NK63 wp-block-paragraph\">Due anni di incubazione e nel 1964 Diabolik esplode e con questo tutta una interminabile serie di imitazioni, contraffazioni e derivazioni, che talvolta si spingevano anche pi\u00f9 avanti del predecessore. Del \u201964 sono <em>Kriminal<\/em> e <em>Satanik<\/em> (di Magnus &amp; Bunker) cui fanno seguito le cover <em>Zakimort <\/em>(sempre di Carpi)<em>, Sadik, Killing<\/em> (fotoromanzo, ndr)<em>, Demoniak, Kimba, Fantasm, Fantax, Genius, Jnfernal, Spettrus<\/em>, e via kappando per un totale di oltre sessanta testate in Italia, molte delle quali sono immediatamente esportate e tradotte. Nel 1965 ogni quindici giorni si riversa in edicola un milione di copie di tascabili e il fenomeno, che trasversalmente raccoglie lettori clandestinamente appassionati, interessa ora i media e infine la magistratura milanese che, con una serie di sequestri, irreggimenta temi e pone sostanzialmente dei limiti morali. Secondo un dispositivo classico si innesca il meccanismo contraddittorio di un puntamento mediatico che contribuisce a rendere sempre pi\u00f9 maledetti, seducenti, e redditizi, i noir disegnati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-7prA6q wp-block-paragraph\">Il dilagante fenomeno non pu\u00f2 sfuggire alla major Mondadori\/Disney che grazie ad Elisa Penna e Guido Martina produce il personaggio dark di <em>Paperinik<\/em>, alter-ego vendicatore del Paperino borghese con qualche cinica e criminale tendenza e ancora una volta Fantomas in controluce. Il concessionario europeo ne ferma le traduzioni e il personaggio non partecipa della globalizzazione Disney finch\u00e9 tutta questa &#8216;irregolarit\u00e0&#8217; non sar\u00e0 disinnescata in chiave supereroista alla &#8216;Batman di Paperopoli&#8217;. Mentre il pi\u00f9 affascinante irregolare irresponsabile e scorretto fra i personaggi comici che emergono come parodia dell&#8217;originale \u00e8 il <em>Cattivik<\/em> di Bonvi, la macchia urbana che anticipa una generazione di marci sporchi e imbecilli, come li chiama Stewart Home, i punk che sono dietro l&#8217;angolo. Bonvi far\u00e0 fruttare la sua esperienza comica nella sua produzione pi\u00f9 famosa, di l\u00ec a poco tradotta e diffusa in Europa e nel mondo: <em>Sturmtruppen<\/em>, strisce antimilitariste che ridicolizzano l&#8217;esercito tedesco alle prese con la Seconda Guerra e che irrompono anche in pellicola. Tutto questo immaginario a fumetti deborda sugli schermi e predispone ai poliziotteschi che seguiranno, tanto cari a Quentin Tarantino: <em>Kriminal<\/em> (1966) di Umberto Lenzi e <em>Il marchio di Kriminal<\/em> (1967) di Fernando Cerchio, <em>Satanik<\/em> (1968) di Piero Vivarelli con aiuto regista il giovane Pupi Avati e <em>Diabolik<\/em> (1968) di Mario Bava. \u00c8 quest\u2019ultima la conversione del re del terrore in un film pop e ricco di suggestioni psichedeliche voluto da Dino De Laurentiis in una coproduzione italo-francese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-IeESYk wp-block-paragraph\">\u201cFigure e storie in programmatico conflitto con un ordine sociale protervamente chiuso in se stesso. Essi lacerano trapanano gli interstizi di quell&#8217;ordine, talpe del disordine\u201d come osserva Gino Frezza. Questi albi offrono un&#8217;occasione di sperimentazione che gli autori pi\u00f9 avanzati non possono archiviare: \u00e8 il caso di Kriminal e Satanik, che pure se emergono da questa diffusa editoria pocket fanno storia a parte. Scritti da Max Bunker e realizzati da Magnus (Luciano Secchi e Roberto Raviola), hanno una presa pi\u00f9 politica e spingono, accanto ai temi del delitto, urgenze sociali e umane con uno spirito cinico inconfondibile. \u00c8 un passaggio fondamentale nel fumetto italiano che da una finestra popolare apre i racconti, anche nel successivo <em>Alan Ford <\/em>(1969), di una Italia stracciona e clandestina, di agenti segreti e intrecci politici, capitalisti corrotti e scienziati deliranti, con una caratterizzazione grafica e una continua invenzione grafica che collegano il noir alla satira anticapitalista della grande illustrazione d&#8217;inizio novecento. Un percorso che porter\u00e0 alle avventure e alle trame oscure, da <em>Romanzo Criminale<\/em>, di <em>Unknow<\/em> (1975) scritto per l&#8217;atipica Edifumetto di Renzo Barbieri, che dal formato tascabile consegna alla storia del fumetto italiano questa complessa prova d&#8217;autore, una stesura cruda, di realismo urbano e politico, e al poco venduto <em>Compagnia della Forca<\/em> (1977, ed. Geis e Edifumetto), grottesca metafora d&#8217;esilio di una banda armata in uno sfondo medievale brancaleonesco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-JYpJIK wp-block-paragraph\">Renzo Barbieri, playboy e giornalista capace di \u201cimmortalare le notti brave dei ricchi, belli e famosi\u201d una notte a Ginevra si imbatte nella versione francese del fotoromanzo <em>Killing<\/em> e decide di trasformare in fumetto pop la sua esperienza e apre nel 1966 le pubblicazioni della casa editrice Sessantasei, con la collaborazione di due esperti autori: alle sceneggiature si avvale delle trame di Giorgio Cavedon e del tratto di Sandro Angiolini per i disegni. In Aprile immediatamente le due serie d&#8217;esordio: <em>Goldrake<\/em>, ancora una K di clandestinit\u00e0, e <em>Isabella<\/em> <em>la Duchessa dei Diavoli. <\/em>Debutta il fumetto erotico italiano in formato tascabile, primo di una lunga serie poi esportata e riprodotta in aree francofone, attraverso un percorso inverso a quello che aveva condotto le pubblicazioni erotiche francesi ad invadere clandestinamente lo Stato Pontificio, portando la forza libertaria e libertina della Rivoluzione a Roma. L&#8217;editore Max Canal \u00e8 il primo a lanciare i tascabili, prima con una serie di fotoromanzi polizieschi e poi con le \u00c9ditions de Poche traduce <em>Messalina<\/em> e <em>Goldrake.<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-r9rhGX wp-block-paragraph\">Alcuni diritti non pagati scatenano la Erregi di Cavedon\/Renzi, nuova veste della Sessantasei, che fonda Elvifrance (1970): \u00e8 in questo modo che, grazie alla direzione e la cura di Georges Bielec, lasciato in completa autonomia creativa, prende il via la diffusione a ritmo continuo di tutta la sterminata produzione italiana in un panorama europeo. In breve la Elvipress colleziona il pi\u00f9 alto record di censure, divieti e sequestri della storia del fumetto francese. Quando Barbieri fonda la Edifumetto nel 1972, il ritmo di uscita in edicola passa ad un fumetto al giorno, cinquantamila tavole l&#8217;anno, amplia con eclettica disinvoltura la base di lettori del nero e modifica profondamente la struttura stessa della produzione materiale di fumetti, inducendo lo sviluppo degli studi professionali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-HLhJEA wp-block-paragraph\">Tutte queste serie di fumetti proibiti e di antieroi eccessivi tagliano le teste dei giovani lettori, innescano un processo produzione-consumo che porter\u00e0 all&#8217;esplosione del pi\u00f9 complesso e colto fenomeno delle riviste italiane negli anni a seguire. Le luci e le ombre morbose di questa nuova inquietudine a fumetti aprono la strada a letture diverse del senso stesso della narrazione per immagini stampate. \u00c8 del sessantaquattro il saggio <em>Apocalittici e Integrati<\/em> di Umberto Eco. L&#8217;anno successivo a Bordighera si svolge la \u201c<em>Prima tavola rotonda internazionale sulla Stampa e i Fumetti<\/em>\u201d, il <em>Salone Internazionale dei Comics<\/em>: il primo del genere in Europa. Inizia cos\u00ec la stagione dei Festival e delle fiere, eventi di massa dedicati alle produzioni, agli artisti, alla critica, in breve alla produzione e consumo culturale del fumetto. Da qui prende le mosse il premio <em>Yellow Kid<\/em> di Lucca e la kermesse di Angouleme, che nel &#8217;76 premier\u00e0 Hugo Pratt.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-Y4kAEh wp-block-paragraph\">\u00c8 il 1965, la trasformazione entra in una fase radicalmente nuova. In Italia il primo testimone, e motore, di questa trasformazione \u00e8 <em>Linus<\/em>, rivista di grande formato, fondata nella libreria Milano Libri da Giovanni Gandini che la dirigie con in redazione Oreste del Buono, Umberto Eco, Elio Vittorini. Il progetto punta lontano e diviene subito chiaro nel dialogo del primo numero tra Eco e Vittorini che pone Schulz e i <em>Peanuts <\/em>accanto e avanti a Salinger: il confronto con le molte immagini d\u2019America sar\u00e0 uno dei temi centrali della rivista, e si va a spingere il ragionamento intorno al fumetto verso una dimensione pi\u00f9 complessa e politica che caratterizzer\u00e0 sempre pi\u00f9 la rivista. <em>Linus<\/em> impone per la prima volta un nuovo standard di rivista che interpreta il racconto per immagini come una forma di narrazione tout-court, capace di produrre letteratura d&#8217;autore per un pubblico borghese e snob, differenziato anche culturalmente rispetto a quello che le vie del nero avevano individuato. Un diverso segmento di rivolta immaginaria, armato di altri tempi e luoghi di lettura, altro il mondo di fumetto cui si fa riferimento, modello americano e fondamentalmente sviluppato nella struttura a strip della narrazione. Cresce cos\u00ec una generazione di lettori e critici che si dispongono a studiare il sistema fumetto, come struttura letteraria, che ne riconoscono la complessa gerarchia segnica e sintattica, nascosta in una griglia di finestre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-v3jyVN wp-block-paragraph\">Dal secondo numero di <em>Linus<\/em> inizia il racconto grafico di Guido Crepax con <em>Neutron &#8211; La curva di Lesmo,<\/em> in cui appare <em>Philip Rembrandt, <\/em>alias<em> Neutron<\/em>, critico d&#8217;arte e investigatore, dallo sguardo paralizzatore. Anche lui in tuta nera, \u00e8 capace di attraversare con disinvoltura i ragionamenti sulla Op-Art e le rapine newyorchesi. A Milano, Italia, la sua storia si unir\u00e0 a quella di una fotografa, <em>Valentina<\/em> (<em>Rosselli <\/em>come i fratelli antifascisti), destinata a privarlo del ruolo di protagonista nella lunga serie di fumetti che li vedranno coinvolti. Borghese e contraddittoria, raffinata e snob \u00e8 l&#8217;arte di Crepax che intreccia trame noir ed erotismo, tra esibizioni di corpi, oggetti di design e testi di letteratura mitteleuropea, musica e moda legati in un torbido e chiaroveggente intreccio da una struttura&nbsp; fortemente innovativa, fatta di tagli e attraversamenti grafici e narrativi. In <em>Ciao Valentina<\/em>, la terza storia pubblicata nell&#8217;ottobre 1966, previene di qualche mese <em>Blow up<\/em> di Antonioni, con un montaggio nouvelle vague della storia, che forse nasce dalle stesse influenze, da Cortazar, del film. Storie noir cerebrali, intricate dove \u00e8 l&#8217;intreccio, ai limiti dell&#8217;auto-analisi, il motore del percorso narrativo, con una commistione di ruoli, piani narrativi e location.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-w3IhN4 wp-block-paragraph\"><em>Linus<\/em> si moltiplica in numeri speciali e nuove linee pi\u00f9 sperimentali, che sono altrettanti modelli di riviste, come <em>Ali Baba<\/em> curata da Oreste del Buono (1967) sulle strade tra letteratura e fumetto, o <em>Ubu<\/em> da Franco Quadri (1970), sulle controculture dello spettacolo. \u00c8 modello seminale per molte altre riviste italiane e estere: a luglio \u201867 debutta <em>Sgt. Kirk<\/em>&nbsp; per prima con l&#8217;esordio di Corto Maltese di <em>Una ballata del mare salato<\/em> di Hugo Pratt, seguita a novembre da <em>Eureka<\/em> a cura di Luciano Secchi (Max Bunker) per la Corno e pi\u00f9 avanti <em>il Mago<\/em> (1972) della Mondadori. In Francia intanto, sul modello di <em>Linus,<\/em> nasce <em>Charlie <\/em>\u00abJournal plein d&#8217;humour et de bandes dessin\u00e9es\u00bb, fondato nel &#8217;69: nel 1970 si sdoppia nel <em>Charlie Hebdo<\/em> e in questa forma satirica sopravvive ancora oggi. Quando Rizzoli la spunta sull&#8217;acquisizione della Milano Libri e cambia la direzione del mensile. Una linea pi\u00f9 calata nel mutare delle cose, e pi\u00f9 politica, interviene con la direzione di OdB: nasce la costola a<em>lterlinus<\/em> (1974) che apre alle storie pi\u00f9 lunghe e complesse e meno consumabili, e poco pi\u00f9 tardi <em>Linus<\/em> stampa al suo interno l\u2019inserto <em>l\u2019Uno <\/em>(1976), un progetto editoriale che avrebbe dovuto essere un foglio settimanale ma che l&#8217;editore ritiene troppo libertario per essere prodotto autonomamente. <em>L\u2019Uno<\/em>, ospitando tra altre le voci di Nanni Balestrini, Beppe Viola, Saverio Tutino, Giaime Pintor, Nico Orengo, Lea Vergine, Paolo Mereghetti, si configura come un vero e proprio giornale di informazione culturale e critica politica inserito provvisoriamente in una rivista di fumetti e si innesta perfettamente nel Movimento del &#8217;77 che sta occupando l&#8217;Italia. Nasce cos\u00ec anche una generazione di riviste che da qui in avanti propone in Italia prima, ma poi in Francia e nel mondo, autori e storie sempre pi\u00f9 complesse, sempre pi\u00f9 connesse alla realt\u00e0, alle culture, ai linguaggi. Tra l&#8217;altro a partire dalle riviste underground da <em>Mondo Beat <\/em>a<em> Re Nudo, <\/em>da <em>Puzz<\/em> di Max Capa a<em> Insekten Sekte<\/em> e <em>Fallo! <\/em>di Matteo Guarnaccia, fino a <em>Tampax<\/em> di Giulio Tedeschi, si sviluppa contemporaneamente una linea sotterranea critica e completamente immersa nel flusso della stagione di formidabile rivolta che si apre, portandosi spesso appresso la kappa kriminale nella scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-OGlVZN wp-block-paragraph\">Tutto questo fa s\u00ec che la narrazione per immagini si posizioni in un\u2019area di confine fra scrittura filmica e discorso diretto, fra letteratura orale e passione politica, fra romanzo e giornalismo. Il fumetto diventa da adulti nell\u2019Italia degli anni sessanta tramite dunque due vie contrastanti, che solo pochi autori, e Magnus \u00e8 certamente uno di questi pochi, riescono a percorrere in contemporanea: quella clandestina, umorale e underground segnata da censure e sequestri, che insinua nelle maglie della pornografia e del crimine i desideri di rivolta di una generazione, e quella autoriale, letteraria e critica. Per capire, e tagliando con l&#8217;accetta il ragionamento: <em>Linus<\/em> \u00e8 la rivista di fronda che costeggia il movimento, l&#8217;underground interpreta e previene le trasformazioni in atto con sperimentazioni grafico-narrative, mentre gli editori porno restano fuori, borghesi geniali capaci di pescare nel torbido, accendendo la miccia pop del desiderio. Contraddizioni del laboratorio Italia, e cos\u00ec tra il coatto e il criminale, il popolare e il ricercato, il porno e la narrazione d\u2019avanguardia il fumetto va, diretto ad esplodere nel caldo settantasette che arriva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-8nwGRi wp-block-paragraph\">Nasce nel 1976 il CDNA Centro Diffusione Notizie Arbitrarie, per la riconquista del terreno comunicativo e dell\u2019informazione anche attraverso depistaggi, copie pirata e falsi (dopo il situazionista <em>Re Nudo 6 &#8211; colpo di mano<\/em> del 1971). Un nuovo pubblico radicale e proto punk e che si ritrova a suo agio nelle narrazioni orali del fumetto trasforma una zona di autoproduzione in editoria di massa. \u00c8 l&#8217;ala romana del movimento di controcultura beat l\u2019agenzia di controinformazione <em>Stampa Alternativa<\/em> (1974), <em>&nbsp;<\/em>di Marcello Baraghini, quella che crea i cortocircuiti pi\u00f9 ampi. A <em>Stampa Alternativa<\/em> fa riferimento il gruppo di post dada e surrealista di <em>Zut<\/em> (1976) che in <em>Il movimento e il falso <\/em>teorizza la costruzione delle false notizie, la \u00abfalsificazione del sistema informativo\u00bb (Angelo Pasquini e Piero Lo Sardo &#8211; <em>Zut<\/em>, dicembre 1976), come strumento di svelamento e rivolta (un&#8217;idea influenzata dallo scandaloso pamphlet a firma Censor, il <em>Rapporto veridico sulle ultime opportunit\u00e0 di salvare il capitalismo in Italia<\/em>, 1975, del situazionista Gianfranco Sanguineti). <em>Zut<\/em> si combina poi con il gruppo bolognese di <em>A\/traverso<\/em> di Bifo ne <em>(La) Rivoluzione<\/em>. \u00c8 qui che approda Stefano Tamburini formando poco dopo <em>Cannibale<\/em> (1977) che con <em>Zut<\/em> \u00e8 il nucleo che si riverser\u00e0 ne <em>il Male (1978)<\/em>, devastando lo spazio dell\u2019informazione grazie all\u2019intervento di gruppi provenienti da varie altre formazioni e, sotto la guida di Vincino, produce un terremoto editoriale con centinaia di migliaia di copie vendute. \u00c8 un giornale irridente, nichilista, politico e dadaista. Come ha detto Vincino: \u00abFacevamo satira nell\u2019accezione pi\u00f9 alta, raccontando quello che sarebbe successo, intuendo la direzione del vento\u00bb (<em>Il Male 1978-1982. I cinque anni che cambiarono la satira<\/em>, 2007).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-VfWb5F wp-block-paragraph\">\u00abPer fare grafica ci vogliono muscoli\u00bb: ora cerchiamo di capire di quali muscoli parlasse Stefano Tamburini quando scriveva questo slogan. Muscolo dell\u2019occhio: allenato guizzante e instabile. Uno sguardo di traverso da coatto metropolitano, un\u2019occhiata che taglia. Occhio muscoloso in movimento. Capace di traguardare le neotrib\u00f9 in rotta di collisione negli scenari urbani di fine settanta e nel ghiaccio secco e fumoso degli ottanta. Occhio ciclopico e collettivo Steve Tamburo attraversava con la sua presenza saettante le reti i movimenti e la terra di mezzo dell\u2019underground. Vedeva lontano, costruiva connessioni e intersezioni che rivoltava sulle stampe e i ciclostilati in circolo veloce per i luoghi del movimento e le librerie del circuito libertario. <em>Combinazioni, Stampa Alternativa, Hot Minestrone, Zut<\/em> queste le produzioni magmatiche del primo periodo. Cos\u00ec mentre si destreggiava da grafico pimpante perlustrava i produttori di immaginario che avrebbero governato nel decennio successivo i sogni e le figure di una generazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-BB2WTP wp-block-paragraph\">Muscoli delle braccia: quelle rifiutate al lavoro sottoproletario, che invece incessanti ritagliavano, a suon di forbici e scotch e pere di vinavil, tracce e visioni di un linguaggio che debordava dalle strade, dalle universit\u00e0, da un mondo variegato di studelinquenti desideranti. Un linguaggio conflittuale e marginale capace di riformattare e produrre altri linguaggi in italic condensed, ovviamente Letraset e Rank Xerox. Braccia manipolanti, riconfiguranti, capaci di fare a pezzi una fotografia e ricomporla tra filetti di piombo pesante sulle pagine che immaginava. Braccia muscolose \u00e8 ovvio, per portare a spasso una sbarba e il suo cuore o farsi largo con allegra incoscienza in una rissa ai margini della citt\u00e0. Verso quelle periferie solcate dal sessanta e dal cinquantasei notturno, pigneto-prenestino-centocelle, ancora rotte vitali nelle storie romane. In mezzo a Centocelle, al Forte Prenestino di Roma, occupato dal 1986 e da subito centro di produzione e sviluppo delle controculture urbane, i fumetti e tutti i tratti ribelli sono di casa. Dopo diversi ed episodici festival underground nel corso dei novanta, quando il Prof. Bad Trip era di casa, \u00e8 qui che si svolge ora ogni anno (dal 2004) <em>Crack!<\/em>, festival di fumetti underground e indipendenti, serigrafati stampati e incisi. Un evento unico nel suo genere, il pi\u00f9 partecipato del pianeta dagli artisti illegali, scorretti ed estremisti del segno, eredit\u00e0 contemporanea di tutta questa linea libertaria, art brut e situazionista della narrazione che vive in territori di conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-TGFDPB wp-block-paragraph\">Mucose del naso: <\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-left eplus-dFXF9x is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>\u201cCannibale parte il maggio dello scorso<\/em> anno (N\u00b0 3, maggio 1977, Roma ndr) <em>con una fisionomia del tutto diversa dai fogli pi\u00f9 o meno trasversali che giravano nel movimento del \u201977: copertina a quattro colori, formato tipico delle riviste underground americane &amp; dentro fumetti di strada, allucinati, disegnati ripensando in un bar a una situazione di due ore prima o con il fumo dei lacrimogeni ben presente nelle mucose del naso!\u201d<\/em>&nbsp; <\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"eplus-Cfu46U wp-block-paragraph\">E parte appunto dal numero tre edito da Stampa Alternativa, i primi due numeri erano datati 1920, fatti a Parigi, ed era un celebre foglio dadaista di cui ora, finalmente, qualcuno raccoglieva l\u2019eredit\u00e0 (Tamburini assieme a Massimo Mattioli, geniale inventore del Pinky delle Edizioni Paoline e Marco \u201cTrash\u201d D\u2019Alessandro). Ma \u00e8 di un anno dopo, giugno settantotto, l\u2019uscita di \u201c<em>Rank Xerox, il coatto!<\/em>\u201d primo episodio di una saga che ha segnato la storia del fumetto italiano e non, con i contributi fondativi di Andrea Pazienza, Tanino Liberatore e Filippo Scozzari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-RShft9 wp-block-paragraph\">Ranxerox \u00e8 immediatamente pubblicato in Francia, Spagna, Germania, Olanda, America, Grecia, Finlandia, Svezia e Giappone, e questo solo nella prima met\u00e0 degli anni ottanta. Nel 1983 esce il disco di Frank Zappa \u201c<em>The Man From Utopia<\/em>\u201d con un Ranx zappizzato in copertina, frutto di un progetto molto pi\u00f9 ampio e poi abbandonato di un intero albo che doveva raccontare, tamburinizzate, le avventure del tour italiano. Curiosit\u00e0: nel 1981 James Cameron \u00e8 Roma per girare gli interni di <em>Piranha II<\/em>, produzione italiana, ha 27 anni e dovrebbe occuparsi solo degli effetti speciali. Quasi per caso promosso regista, durante le notti insonni di montaggio gli appare in sogno, dice, una visione robotica e cyberpunk per il film che lo render\u00e0 celebre nel 1984: <em>The Terminator<\/em>, ispirato da <em>Second Variety<\/em> di Dick (1953), e da <em>Soldier From Tomorrow<\/em> di Harlan Ellison (1957). Tamburini e Liberatore non ci hanno mai creduto, visto che probabilmente altrettanto immaginario deve proprio alla figura cyborg muscolosa del vecchio zio Ranx che in quegli anni \u00e8 gi\u00e0 celebre e diffuso in citt\u00e0 e occhieggia da ogni edicola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"eplus-pZJILG wp-block-paragraph\">Nel novembre 1980 poi Tamburini apre <em>Frigidaire,<\/em> <em>il superfluo indispensabile<\/em>, la rivista coatta e di lusso che racconter\u00e0 in diretta i frigidi anni ottanta, attraverso i segni del collettivo di autori gi\u00e0 coinvolto in Cannibale, fortemente accomunati dai linguaggi e dalle esperienze di vita movimento musica e di droga, e le parole di Vincenzo Sparagna. <em>Frigidaire<\/em> \u00e8 un container di informazione che moltiplica i linguaggi di riferimento del fumetto, mischiandone le sorti in maniera indissolubile con quelli delle sottoculture musicali e rendendo i conflitti metropolitani il registro della narrazione, secondo una attitudine al cut-up squisitamente punk. Merce pregiata, ma consapevolmente merce, oggetto e progetto di consumo atipico e totalmente irregolare. Come una colonna sonora, una truffa al rock\u2019n\u2019roll che guizza ancora una volta dal muscolo cerebrale di Stefano Tamburini, Frigidaire \u00e8 la punta affilata di quella intelligenza ghiacciata dalla decade repressiva e normalizzante che incede. Immediati i rapporti con l&#8217;Europa, scambi e connessioni e anche un numero congiunto con <em>El Vibora<\/em> di Josep Maria Berenguer, con <em>The Face<\/em> di Neville Brody, e con <em>Actuel, ETC, Mais, OOR, Tip, Wiener<\/em>, il think tank underground pi\u00f9 potente del segno e della parola degli ottanta. \u00c8 fortissima l&#8217;attitudine al remix, al cut-up al mashup, a tutte le forme di copiaincolla culturale straniante che erano la carica eversiva del postmoderno italiano: Frigidaire attraversa letteratura fumetto gore punk porno new-wave e post politica con una leggerezza impossibile da riprodurre, componendo senza risolvere le contraddizioni del passaggio che abbiamo cercato di descrivere, in cui l&#8217;irruzione del conflitto e della marginalit\u00e0 culturale produce nuove forme di narrazione seminali, fondamentali ad aprire tutto il percorso autobiografico, e di giornalismo indipendente che ora \u00e8 proprio del romanzo a fumetti.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-left eplus-Jr9Y3J is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Un monaco chiese a Ta-Sui: \u201dLa conflagrazione alla fine di un eone si propaga e l&#8217;universo \u00e8 interamente distrutto. Io mi chiedo: questo \u00e8 distrutto o no?\u201d<br> Sui disse: \u201c\u00c8 distrutto!\u201d<br> E il monaco disse: \u201cSe \u00e8 cos\u00ec, allora procede con essa\u201d.<br> Sui disse: \u201dProcede con essa!<br> Proprio cos\u00ec, e qualcuno potr\u00e0 giustamente affermare che non \u00e8 successo nulla!\u201d<br> (da L&#8217;uomo che uccise Ernesto Che Guevara di Magnus)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse eplus-u0UuVP\"><em>nota: il testo \u00e8 stato lievemente editato rispetto alla pubblicazione originale apparsa nel volume di Douglas Mortimer: \"Quando tutto era possibile\" (2013, manifestolibri), che a sua volta era una revisione di \"Possibilmente freddi\" (2006, Deriveapprodi).<\/em><\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Kappa: tute nere, colletti bianchi e magliette strappate linee criminali del fumetto popolare, d&#8217;autore e underground Testo rilasciato in CREATIVE COMMONS [BY SA] e liberamente scaricabile. 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